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Famiglia Insieme
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da un Convegno

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02.10.2001

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il convegno

si è tenuto a Castelletto di Brenzone (VR) dal 6 al 9 Settembre 2001.
Il testo riportato in questa pagina è la traccia fornita ai partecipanti.
Il titolo originario dell'intervento è:
"Famiglia: sfida al tempo".
Si possono richiedere gli atti del convegno con la relazione completa alle Piccole Suore della Sacra Famiglia che hanno organizzato il Convegno presso la loro Casa Madre.

il relatore
S.E. Mons. Attilio Nicora ha svolto il suo ministero episcopale a Verona. Attualmente è delegato della presidenza CEI per le questioni giuridiche.


in questo sito
vedi anche:
Elogio del vincolo matrimoniale
di Mons. Attilio Nicora



  1. La vicenda che viviamo nel tempo è certamente "accumulo" ma anche "consumazione" di esperienze e di relazioni, perché il tempo scorre in modo inesorabile e la persona "passa" in qualche modo con esso nella sua espressività e incisività storica.

  2. La famiglia è una delle principali realtà attraverso le quali la persona sfida il tempo in quanto essa crea legami inter-generazionali e li protegge, offrendo loro un alveo stabile ed affidabile di intreccio e di sviluppo.
    In particolare, la famiglia alimenta e custodisce la memoria, l'identità, la cultura, e concorre ad animare la civiltà nelle sue diverse forme, cangianti storicamente, ma attraversate da una linea di profonda continuità.
    Così si relativizza l"'oggi" e la sua incombenza, fascinosa ma anche impaurente, e si offre speranza e spazio ai progetti comuni: l"'oggi" diventa tempo di semina più che di raccolta, aperto a un domani che potrà rendere fruttuoso il meglio di ciascuno di noi.

  3. La famiglia però può far tutto questo soltanto se è fondata sul matrimonio inteso nella sua pienezza di valore umano e umanizzante; cioè come:
    • con-sortium
    • com-munio
    • con-iugium,
    vale a dire come condivisione di un destino, di un compito, di una tenace fatica.

    La reciproca dedizione degli sposi si apre alla generazione e all'educazione dei figli e sostiene e plasma l'intera compagine familiare.

  4. Una riflessione particolare a proposito del con-iugjum.
    Esso si identifica e si formalizza, innanzitutto, nella libera assunzione del vincolo della fedeltà indissolubile, che duri nel tempo "sino alla fine".
    Il vincolo coniugale è avvertito come "nemico" dalla cultura dominante e dalla mentalità corrente, e, ove possibile, sfuggito, perché sembra opporsi alla libertà, intesa come possibilità di darsi e di riprendersi.
    Invece il vincolo è un "amico discreto", che ha misericordia di noi.
    Quando tutto va bene, non appare: lascia che si celebri gioiosamente l'evidenza della verità dell'amore.

    Ma quando le cose vanno male, allora fa sentire la sua presenza in difesa della verità, dell'amore, della nostra libertà, e del bene della società e della Chiesa:
    • della verità della scelta di amarsi: la scelta fatta resta un valore, anche se non lo si sente più come tale;
    • della vera libertà: non saremo più cosi liberi come lo si fu "quel giorno", e il vincolo ce lo ricorda, salvaguardando quell'atto originario e supremo;
    • del bene della società e della Chiesa: ci eravamo impegnati pubblicamente, e società e Chiesa hanno contato su di noi: esse hanno ancora bisogno del nostro dono, anche perché la nostra fedeltà è sostegno per altri, e il vincolo ce lo ricorda.
    Proprio perché ci vuol bene, il vincolo ha il coraggio di farci soffrire.
    Non ti dice: non stare ad angustiarti, dopo tutto hai diritto di rifarti una vita...
    Ti dice: ritrova e difendi la tua originare verità e lascia che la "carità coniugale" diventi, se necessario, fedeltà crocifissa.
    Poi passata la crisi, il vincolo - discreto - ritorna nell'ombra, lieto soltanto di poter gioire con tè per la tua ritrovata libertà.