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MONTEVARCHI

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Montevarchi, 30 novembre 2003

Carissimi,
il contenuto di questa mail è pubblicato anche nella sezione "Il Vangelo delle famiglie" del sito http://www.barnaba.tk. Sul medesimo sito è prevista una pagina chiamata "Forum", dove verranno pubblicate tutte le risonanze che ciascuno vorrà condividere con gli altri: in questo modo potremo contribuire a far crescere maggiormente la comunione tra noi.
Buon Avvento a tutti.

Enrico e Cristina
con Giovanni, Francesca e Teresa
Montevarchi
E-mail: isarti@technet.it


I domenica di Avvento - anno liturgico C
(30 novembre 2003)

Vangelo di Luca cap 21, vv.25-36.

25 Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti,
26 mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli saranno sconvolte.
27 Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con potenza e gloria grande.
28 Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
29 E disse loro una parabola: "Guardate il fico e tutte le piante;
30 quando già germogliano, guardandoli capite da voi stessi che ormai l'estate è vicina.
31 Così pure, quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.
32 In verità vi dico: non passerà questa generazione finché tutto ciò sia avvenuto.
33 Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
34 State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso;
35 come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.
36 Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell'uomo".

Le risonanze di una famiglia

Ci sembra bello e significativo, che in questa prima domenica di Avvento, il Vangelo ci richiami al valore dell'accoglienza: saper accogliere Gesù nella nostra vita, fargli spazio, saper riconoscere in quel bambino il Liberatore, desiderare di poter condividere con Lui il nostro cammino.
Per noi è un invito a riflettere prima di tutto sulla nostra famiglia. Siamo veramente accoglienti e disponibili l'uno verso l'altro? Che tipo di famiglia vogliamo essere e che messaggio, quale immagine stiamo dando a chi ci incontra?
Non è facile accettare l'altro, soprattutto i suoi difetti, le sue debolezze, le sue esigenze "particolari".
L'altro è necessariamente diverso da me, ma dove, se non nella nostra famiglia, ci si esercita giornalmente a riconoscere, rispettare e valorizzare la diversità di chi ci sta accanto?
Nella famiglia il nostro essere diversi diventa una forza, una bellezza da riconoscere nel coniuge prima di tutto; egli per me è strumento di salvezza e non la persona "nonostante la quale" mi salvo. Anche la diversità e originalità dei figli è segno dell'amore di Dio per la coppia.
In questo momento poi, è per noi straordinario e talvolta sconvolgente pensare come, proprio quando pensiamo di aver raggiunto un equilibrio, di essere "arrivati", nonostante la nostra fragilità, le nostre debolezze e la nostra inadeguatezza, Dio ci ritenga ancora meritevoli di un altro regalo, e che regalo!
Dio ha ancora una volta fiducia in noi!
Come uomo, come donna, come babbo e come mamma, quale migliore monito ad essere accoglienti?
Saper riconoscere e accettare l'opera di Dio nella nostra vita personale e in quello che succede intorno a noi, riuscire a decifrare e giudicare i fatti del nostro tempo alla luce di Dio e della sua Parola è necessario perché possiamo veramente discernere ciò che è importante ed ha valore, da ciò che è solo un "contorno"; il rischio, sempre in agguato è di "appesantirsi in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno ci piombi addosso improvviso".

Massimo e Donatella

La parola alla biblista

Con queste parole di Gesù, alquanto spaventose direi, entriamo nel periodo bellissimo dell'Avvento. Questo periodo non è caratterizzato come la Quaresima da un atteggiamento penitenziale, ma da un'attesa gioiosa. Perché allora queste parole a prima vista tutt'altro che incoraggianti? La chiave sta nel versetto 28 dove Gesù dice:
Alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina!
Questo è il cuore del Vangelo di oggi: in qualunque situazione disastrosa vi troviate, alzatevi in piedi, non lasciatevi abbattere; levate il capo, non ripiegatevi su voi stessi, perché la vostra liberazione si sta avvicinando… E arriverà a noi il giorno in cui rivivremo la nascita di Gesù sulla terra.

Spiegazione del brano

Gesù usa frequentemente nei Vangeli un linguaggio apocalittico, non nel senso di catastrofico, ma in quanto si rifà ad un tipo di letteratura presente al suo tempo. Quella che gli studiosi chiamano "letteratura apocalittica" è sorta tra il V e il IV secolo a.C. e si può dire che è cessata nel II secolo d.C. Nel periodo che precede la venuta di Gesù, la comunità postesilica tornata in Palestina sta cercando di ricompattare le file e di ritrovare la sua identità. Purtroppo le viene però a mancare un sostegno prezioso: la parola dei profeti (Sal 74,9; 1Mac 4,46). Il silenzio di Dio dà sempre da pensare. "Non restare in silenzio, mio Dio, perché, se tu non mi parli, io sono come chi scende nella fossa" (Sal 28,1). Per gli ebrei, un popolo costruito sulla Parola di Dio, un popolo che credeva più nella parola dei profeti che nella guida dei suoi re, il silenzio di Dio era il segno certo della sua ira.
Per chi l'ha voluta accogliere, questo secolare silenzio è sfociato in una novità stupenda: l'incarnazione della Parola di Dio stessa. Come il silenzio che scende nella platea prima che si alzi il sipario e inizi una grande opera teatrale, così la venuta del Figlio di Dio sulla terra (avvenimento unico eccezionale irripetibile) è stato preceduto dalla mancanza di profeti e dal silenzio apparente di Dio.
In questa fase di assenza del profetismo sorgono degli uomini che, usando un linguaggio fortemente simbolico, esprimono quanto è da loro intuito come rivelazione (apocalypsis in greco): un giudizio sul mondo attuale, ritenuto come corrotto e luogo di scontro tra il bene e il male, ma proteso verso un cambiamento imminente. Il cambiamento comporterà la liberazione dei giusti, grazie ad un intervento straordinario di Dio nella storia.
È importante sapere che si tratta di un linguaggio simbolico e bisogna rimanere nel campo del simbolo fino a quando questo non è stato compreso nel suo significato. Non si deve subito applicarlo alla realtà. Mi spiego: se affermo che quest'uomo è un leone, prima devo decodificare il simbolo del leone (forza) e poi applicarlo all'uomo. Non devo identificare subito quest'uomo con una bestia! Così se leggiamo che degli sconvolgimenti cosmici precederanno la venuta di Gesù non dobbiamo sommare tutte le notizie catastrofiche di cui sentiamo parlare e poi dire: Ecco i segni di cui parlava Gesù, siamo vicini alla fine del mondo! Questa sarebbe una interpretazione stupidamente letterale della Parola di Dio. Dobbiamo vedere (almeno in modo elementare) il significato che possiamo dare a questi simboli, dal punto di vista biblico e avvicinarci progressivamente alla comprensione del messaggio che Gesù ci dà attraverso questa Parola.
v.25 Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, ...
Gli ebrei avevano una concezione…biblica del cosmo, cioè si rifacevano alla Genesi come se fosse un libro di scienze. Nella Genesi la luce è stata creata subito dopo la terra ed è diversa dai vari astri che vi sono "appesi", come delle lampadine più o meno grandi, con diverse funzioni. Il firmamento è stato creato da Dio per separare le acque superiori (cielo) dalle acque inferiori (mare). Il sole e la luna sono due "luci" che servono per distinguere il giorno dalla notte e per segnare le stagioni.
I segni nel sole, nella luna e nelle stelle stanno ad indicare un intervento sconvolgente di Dio, paragonabile all'atto di creazione, che smuove tutte le cose dal loro posto, alterando anche i ritmi regolari dei tempi e delle stagioni. Ciò che dà stabilità all'uomo e al suo ambiente viene stravolto, ma non perché Dio vuole dare una dimostrazione di potenza alla Harry Potter, per far strabiliare l'uomo con le sue magie! Questi segni tendono ad agganciare esplicitamente l'uomo, provocandone la reazione. Dio è presente attivamente nella storia e vuole portare l'uomo verso una situazione nuova.
Per questo subito dopo i segni che si producono nel cielo, viene la descrizione di ciò che avviene sulla terra. Come reagisce l'uomo a questa provocazione divina? Ce lo dice Gesù:
…angoscia di popoli in ansia… moriranno per la paura e per l'attesa…La prima reazione che viene descritta è completamente negativa. L'uomo che non accoglie la presenza attiva di Dio manifestantesi d'ora in poi in Gesù, Figlio dell'uomo di origine divina, nella sua vita reagisce con rabbia, angoscia, paura. Non vuole Dio, non accoglie Gesù, ma lo teme. Rifiutandolo, vorrebbe allontanarlo, vorrebbe annullarlo. Come un ladro, colto in flagrante da una luce abbagliante, vorrebbe nascondersi, si schermisce, odia la luce che mette allo scoperto le sue cattiverie. Così è successo concretamente nei confronti della persona di Gesù quando era fisicamente sulla terra. I suoi nemici, quelli che non hanno accolto né Lui, né il suo messaggio, hanno fatto di tutto per sconfiggerlo, per farlo scomparire dalla loro vista. Anche oggi chi odia la Luce vorrebbe spegnerla, per non sentire il suo tormento.
v.27 Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con potenza e gloria grande.
Gesù si riferisce a se stesso come a "il Figlio dell'uomo". Nell'accezione normale del termine, per gli ebrei l'espressione indica semplicemente un membro della razza umana: "figlio dell'uomo" equivale a "uomo". Ma "il figlio dell'uomo", con l'articolo determinativo, è una categoria della letteratura apocalittica. In Daniele 7,13-14 (brano conosciutissimo) si parla di un misterioso uomo situato al livello divino (cielo) che viene presentato all'Eterno. A lui l'Eterno (vegliardo, antico di giorni; il candore dei capelli e della veste è simbolo di eternità) dà il potere su tutte le nazioni, un potere eterno che non tramonta mai. Gesù dicendo di se stesso "Figlio dell'uomo veniente (che viene e continua a venire) su una nube con potenza e gloria grande" si identifica con il personaggio profetizzato da Daniele. Non solo. Ma anche parla di questo avvenimento come di qualcosa di attuale e che si verifica continuamente. Il Figlio dell'uomo è sempre veniente sulla terra finchè ci saranno uomini che potranno accoglierlo o rifiutarlo.
Gesù dice che la sua incarnazione nell'uomo e nella sua storia è continua, in ogni oggi umano.
Chi ha incontrato Gesù, sia per rifiutarlo che per accoglierlo, sa che la sua entrata nel cuore è sempre sconvolgente. Per lui è come se ci fosse una vera catastrofe cosmica. Ma è al livello del cuore, non della natura creata esterna.
v.28 Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. Opposta è la reazione di chi accoglie il Liberatore, Dio che è venuto fisicamente sulla terra, Gesù. I discepoli di Gesù non temono la sua partecipazione attiva alla loro vita, anzi la desiderano, anelano ad essa, la chiedono, la attendono. Bella l'ambiguità del verbo che è usato per esprimere la vicinanza. Si può tradurre: la vostra liberazione è vicina, oppure la vostra liberazione (riscatto) è arrivata.
La parabola del fico e delle piante che germogliano è per gli eletti, per coloro che seguono Gesù: la dolcezza del suo arrivo e della sua presenza è come la primavera e l'estate e i frutti dell'albero del fico. Mentre i popoli in angoscia e ansia, pieni di paura sono terrorizzati nell'attesa di ciò che potrebbe accadere, i cristiani sono invitati a guardare ai germogli e alle piante da frutto (tra i germoglietti da guardare non dimentichiamo di annoverare i bambini...).
v.31 Quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è arrivato.
Quando vedremo accadere quali cose? Il fico e tutte le piante che germogliano. Mentre "gli empi" guardano la natura come ad un nemico terrificante, "i giusti" si rallegrano vedendo la meraviglia della nuova vita e gioiscono per la sua dolcezza.
La creazione, infatti, a te suo Creatore obbedendo,
si irrigidisce per punire gli ingiusti,
ma s'addolcisce a favore di quanti confidano in te.
...perché i tuoi figli, che ami, o Signore, capissero
che non le diverse specie di frutti nutrono l'uomo,
ma la tua parola conserva coloro che credono in te (Sap 16,24-26)

32 In verità vi dico: non passerà questa generazione finché tutto ciò sia avvenuto.
33 Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
34 State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso;
35 come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.
36 Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell'uomo".
Gesù indica ciò che nutre senza appesantire, ciò che rende stabile senza imprigionare, ciò che rende vigili senza dare insonnia:
  • La Parola di Gesù. In ogni situazione questo nutrimento ci riempie di dolcezza e di calda speranza. È un'àncora che non ci fa perdere la rotta nelle tempeste della vita. E' quello che rimane saldo mentre tutto passa. Se ti nutri di essa, entri nella sua stabilità ed eternità.
  • La preghiera. Meglio del telefono, della posta elettronica, della via Internet. Più simile al cordone ombelicale attraverso il quale il bimbo vive della vita della mamma, mangiando il suo stesso cibo e respirando la sua stessa aria. Il bimbo ancora non vede la mamma, ma vive di lei. Sente quello che lei sente. Cresce a sua immagine e somiglianza. E un giorno vedrà il suo volto, faccia a faccia. E non avrà certo paura allora! Così anche chi prega non teme, ma desidera comparire davanti al Figlio dell'uomo.

Conclusione

Alleniamoci, dunque, in questo periodo di Avvento, nutrendoci con la Parola di Gesù e la preghiera e prestando attenzione ai nuovi germogli di vita che ogni giorno sbucano qua e là anche in mezzo al cemento e all'asfalto. Se per Gesù sono il segno della sua venuta, non possono esserlo anche per noi?

Pagina pubblicata il 9 dicembre 2003